Passi in avanti ufficiali non ci sono stati. Ma la partita diplomatica tra Iran e Stati Uniti non è ancora chiusa. I due governi continuano a inviare segnali ambigui, tra minacce, "linee rosse", proposte e controfferte. E l'impressione è che il mancato incontro a Islamabad non sia stato il segnale di un naufragio. Il negoziato prosegue. L'Iran ha inviato il suo ministro degli Esteri Abbas Araghchi in Russia, alla corte di Vladimir Putin. Gli Stati Uniti hanno confermato di avere ricevuto e discusso dell'ultima proposta di Teheran: prima parlare di Hormuz e poi, in una fase successiva, del programma nucleare. Una mossa che potrebbe servire a prendere tempo ma anche costringere Donald Trump a dover scegliere. E i mediatori lavorano senza sosta per evitare la ripresa di una guerra che nessuno ha ancora disinnescato completamente.
È difficile, se non impossibile, immaginare con un certo grado di sicurezza quale possa essere la via d'uscita di questo conflitto. Perché se questa situazione di stallo non va bene a nessuna parte, allo stesso tempo qualsiasi intesa rischia di essere letta come una vittoria del nemico. Ieri, Araghchi ha incassato il sostegno della Russia. Dopo l'incontro a San Pietroburgo con Putin, il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, il ministro degli esteri Sergei Lavrov e il capo dell'intelligence militare Igor Kostyukov, il ministro iraniano ha ringraziato gli «amici russi» per il loro «sostegno durante questa guerra» e ha ribadito la volontà di rafforzare ulteriormente le «relazioni strategiche» tra i due Paesi. Dello stesso avviso è stato Putin, che ha detto di avere ricevuto un messaggio della Guida suprema, Mojtaba Khamenei. «Da parte nostra, faremo tutto ciò che serve ai vostri interessi e agli interessi di tutti i popoli della regione, affinché la pace possa essere raggiunta il più rapidamente possibile», ha dichiarato il leader russo. Parole che hanno messo in chiaro, ancora una volta, il desiderio del Cremlino di ritagliarsi un ruolo di primo piano all'interno di una partita che per gli interessi russi è di fondamentale importanza. Perché bloccare gli Stati Uniti in una palude strategica come quella del Golfo Persico è un obiettivo utile sia a Mosca che a Pechino, da usare pure come leva negoziale su altri fronti.














