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I piccoli traumi creano una "Mitologia di famiglia". È dura separarsi dai genitori. Soprattutto se vogliono liberarsi di te
Mi ricordo bene la prima volta che odiai mia madre. Avevo due anni. Un pomeriggio lei non si sentiva bene, era sdraiata a letto e non sopportava più di sentirmi saltellare sul materasso. Chiamò la tata e le chiese il favore di portarmi via. La tata si chiamava Attilia, era di Vicchio di Mugello, una contadina con le spalle da lottatore e l'alito che sapeva sempre di cipolla. Per ogni occasione della vita aveva la canzone giusta, che canticchiava stonandola. Attilia non poteva che obbedire. Mi afferrò strappandomi dal lettone della mamma, e mi portò con sé tenendomi stretto fra le sue braccia poderose. Io mi contorcevo come un indemoniato, piagnucolando e cercando di colpire con i miei piccoli pugni la sua larga faccia da capo indiano. Odiavo la mamma che mi aveva fatto portare via dal suo lettone. Non riuscivo a credere che potesse commettere una cosa del genere. Attilia, sempre stringendomi tra i suoi tentacoli, fece un salto in cucina per prendere dalla credenza una manciata di sale fino, poi mi portò fuori. Uscimmo dal giardino, sulla strada. Abitavamo in una via privata, dove lungo uno dei lati correva una larga striscia di prato.






