Ridurre la pressione fiscale per evitare un'ulteriore fuga dei cervelli e renderla più in linea con quella degli altri Paesi Europei.
È una delle proposte avanzate oggi dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nel corso dell'audizione presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica (Dfp), insieme alla richiesta di altri interventi, fra cui quello sulla disciplina delle Società tra professionisti (Stp) e del regime forfetario, per "calibrare in maniera più armonica la tassazione e non scoraggiare le aggregazioni e la crescita dei fatturati anche degli studi di dimensioni minori".
In particolare, evidenziano i professionisti, si propone di stabilire per legge che "i redditi prodotti dalla Stp, indipendentemente dal modello societario prescelto, siano inequivocabilmente assimilati ai redditi da lavoro autonomo".
Inoltre, si suggerisce di prevedere un regime di "compatibilità transitoria" per quei professionisti che fruivano del regime forfetario e decidono di confluire in uno studio associato, o in una Stp: in questo modo si manterrebbe la propria autonomia fiscale all'interno della struttura aggregata per un periodo di tempo di tre anni. Infine, sempre in tema di forfetario, i consulenti del lavoro propongono di introdurre una fascia di transizione in 'uscita', tra gli 85.000 e i 100.000 euro, che preveda un'aliquota sostitutiva al 23% anziché il passaggio al regime ordinario, e la previsione di un importo da scomputare dalla tassazione "in funzione del numero dei figli a carico e delle spese documentate per i servizi educativi nella fascia 0-2 anni".






