Un nuovo studio dedicato all'isola di Vulcano, nell'arcipelago delle Eolie, introduce un approccio che, grazie all'intelligenza artificiale e all'integrazione di dati satellitari con misure acquisite a terra, può consentire di migliorare il monitoraggio del sistema idrotermale, cioe' l'insieme di acqua, vapore e gas presenti nel sottosuolo.

La ricerca, coordinata dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia in collaborazione con l'università di Catania, e' stata realizzata nell'ambito del progetto Safari finanziato dal programma Pianeta dinamico dell'Ingv, ed e' stata pubblicata sulla rivista scientifica Remote Sensing Applications: Society and Environment.

"Lo studio - spiega il ricercatore Francesco Spina, autore corrispondente della ricerca - ha analizzato i dati raccolti tra il 2016 e il 2024, combinando informazioni sulla temperatura e le condizioni ambientali derivate dai satelliti Viirs e Sentinel-2 con le temperature delle fumarole registrate dalla rete di monitoraggio dell'Ingv nell'area del Cratere La Fossa.

L'utilizzo di un modello di apprendimento semi-supervisionato ha permesso di distinguere con precisione le diverse condizioni di attività del sistema idrotermale: background, crisi minore e unrest".