La prima cittadina a Che tempo che fa rallenta nettamente sull’ipotesi di guidare il Campo largo alle prossime elezioni: “Sono concentrata su quello che faccio”
Il look total jeans, molto casual, della sindaca da Fabio Fazio
Genova – «Faccio la sindaca, sono molto concentrata sul mio compito. Le primarie per scegliere il leader del centrosinistra non mi convincono e lì non voterei. Anche perché in caso di confronto Schlein – Conte dovrei scegliere fra due figure che mi sostengono entrambe a Genova e non sarebbe giusto. Ovviamente voterei alle Politiche».
Silvia Salis, ospite a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, frena sull’ipotesi di guidare il campo largo nel 2027, perlomeno se si confrontano le sue dichiarazioni a quelle rilasciate nel corso d’interviste poco precedenti. «Evidentemente – ribadisce rispondendo alle prime domande sulla crescita dell’interesse nei suoi confronti e sull’attesa da parte dell’opinione pubblica d’una nuova classe dirigente – c’è attenzione verso quello che stiamo facendo nel capoluogo ligure. Gli amministratori del territorio sono vicini alla gente, il sindaco ha un contatto diretto con la vita delle persone e della sua città, deve capire in fretta i bisogni e soprattutto risolverli». Il conduttore, pur inframezzando il tema con uno scambio sul 25 aprile, introduce con nettezza l’opzione di Silvia Salis «possibile federatrice del campo largo o larghissimo». Ed è qui che lei sembra rallentare in modo significativo, specie se si raffrontano le parole di ieri sera a quel “se me lo chiedessero ci penserei” esplicitato a Bloomberg il 10 aprile scorso. «Io sono la sindaca di Genova e (lo ripete più volte, ndr) molto concentrata su quello che stiamo facendo qui, dove la coalizione progressista funziona perché parliamo di progetti. Cosa penso di me stessa? Che devo dimostrare d’essere una brava sindaca, questo è il mio obiettivo». Poi conferma la freddezza sull’ipotesi primarie per scegliere il leader del centrosinistra. «Non sono una fan delle primarie e credo che una parte del problema della sinistra siano state storicamente le sue frammentazioni». E ancora: «Sono un atleta, tifo perché si possa vincere. E per farlo non bisogna essere tutti uguali: resto contraria a strumenti che possono aumentare le divisioni. Le primarie sono una gara in cui devi convincere gli altri d’essere meglio di persone del tuo stesso schieramento, e può diventare un tema d’attacco da parte della destra. Io non vorrei vedere una gara tra i nostri leader». Se da una parte pare quindi smarcarsi dall’agone per conquistare la guida del campo progressista nazionale, dall’altro Salis non disdegna le esternazioni programmatiche su temi d’ampio respiro. «Da dove si dovrebbe ripartire in Italia? Dal lavoro, centrale nel Paese. Da amministratrice d’una città dico che c’è una nuova emergenza, i lavoratori poveri, le persone che vanno ai centri d’assistenza appena terminato il turno. È un nuovo tipo di povertà che non esisteva, il livello dei salari è troppo basso». Di nuovo Fazio: «Si sta abituando agli attacchi interni?», rimanendo un po’ criptico nei riferimenti. La sindaca: «Bisogna abituarsi, l’alternativa è stare all’opposizione e far governare la destra. Discutere di più è una caratteristica della sinistra: serve concentrarsi sull’obiettivo, fare sintesi». Il conduttore la interrompe sottolineando che la medesima sintesi è più difficile «se si governa una nazione». «Quando sei al governo – chiude Salis – devi avere un approccio più pratico, rapido». E dopo un accenno ai diritti civili, che «si possono tutelare senza sottrarre energie all’impegno sullo sviluppo economico», chiude con un appello a investire a Genova. Riagganciando l’ultimo timbro alla mansione di sindaca.








