Nel giorno in cui l’Italia celebra la Festa della Liberazione, il destino e la musica si sono allineati per consegnare a Fabrizio Moro la vittoria della prima, attesa edizione della nuova Canzonissima. Il cantautore di San Basilio ha sbaragliato la concorrenza portando sul gradino più alto del podio un capolavoro assoluto della musica italiana: Il mio canto libero di Mogol e Battisti. Moro ha confermato così il primato che aveva già conquistato al debutto del programma, superando al fotofinish avversari del calibro di Arisa (in gara con l’emozionante La notte) e Riccardo Cocciante, che ha tentato invano il sorpasso all’ultima curva con la sua storica Margherita.
Il progetto di Milly Carlucci di traghettare lo storico format nel terzo millennio si è concluso con un bilancio in chiaroscuro sul fronte degli ascolti. Sebbene i contatori dell’Auditel non abbiano registrato numeri da capogiro, l’esperimento televisivo ha comunque convinto i vertici di Viale Mazzini: la Rai ha infatti deciso di non staccare la spina al programma, confermando ufficialmente una seconda edizione prevista per il 2027.
Nel corso della finale, per la manche dedicata al “successo del cuore”, Fabrizio Moro ha scelto di esibirsi con Portami via, l’intensa dedica scritta per la figlia che nel 2017 si classificò, forse immeritatamente, solo al settimo posto al Festival di Sanremo. Un’occasione che ha permesso all’artista di riflettere sul suo percorso, fatto di gavetta e rivincite, ricordando quando lavorava come cameriere prima che l’intuito di Pippo Baudo gli salvasse la carriera. Oggi, da cantautore affermato, Moro guarda al futuro della discografia con una certa preoccupazione: convinto che la musica autorale stia lentamente morendo, culla il sogno concreto di aprire una scuola per ragazzi, per tramandare l’arte della scrittura e salvare la canzone d’autore.






