Le macerie di ponte Morandi, crollato il 14 agosto 2018
Genova – Pensate al rumore della pioggia che batte sull’asfalto, sulle grondaie intorno, sulle auto parcheggiate dove capita. Poi a quello delle scarpe che si muovono su una strada tempestata di ghiaia, è il 14 agosto ma è una giornata di novembre.
Un ragazzo tiene in mano un telefono, in un paio d’occasioni il dito copre per sbaglio l’obiettivo e intanto il display restituisce un’altalena di case-inferriate e macerie in lontananza. È ubriacante e la voce di chi filma finisce in parte annegata dall’acqua che martella tutto, mentre pochi secondi prima quel regista estemporaneo era rimasto immobile e ripeteva come un robot «è caduto il ponte di Polcevera, è caduto, guardate raga’», rimbalzando con una rotazione di quasi 180 gradi tra le immagini dei due monconi.
Ora comincia ad affrettare il passo, un amico compare fugace nell’inquadratura e torna alle sue spalle, iniziano a correre, davanti si para un cancello malconcio delle Ferrovie: «Madonna, tutte le macchine». Ferro che si sposta, la serratura che cede facile, lo schermo è nero perché finisce dentro una tasca e striscia sui pantaloni. E possiamo ascoltare soltanto un suono storto che sale e scende in corrispondenza dei passi bagnati sull’erba, voci all’apparenza lontane poiché filtrate dai jeans, il gruppo parrebbe accelerare e invece stop.






