Se il termine “influencer” evoca nell’immaginario collettivo vacanze da sogno in resort a cinque stelle e cachet stellari per un singolo post, la realtà economica del settore in Italia impone una drastica ricalibrazione delle aspettative. Nel nostro Paese ci sono registrati circa 40mila professionisti del web, ma il loro giro d’affari è decisamente più modesto di quanto i filtri social suggeriscano. Come è possibile? L’inghippo sta proprio nella precisazione “registrati”: questa analisi, infatti, tiene conto solo di quei creators digitali che si sono iscritti e hanno regolamentato la propria professione con il nuovo codice Ateco.
A tracciare una radiografia del panorama digitale italiano è un recente studio condotto da Fiscozen (società tecnologica specializzata nella gestione delle Partite Iva) e dalla piattaforma globale Kolsquare. Come riportato dal “Corriere della Sera“, i dati sfatano molti miti, rivelando un settore in forte espansione ma ancora strutturalmente acerbo e segnato da profonde disparità, anche perché la maggior parte dei “vip” più popolari sui sociale e riconosciuti come “influencer” qui non compaiono.
Identikit del creator: 32 anni, in prevalenza uomo e con il “gender gap”






