In Ucraina, dopo il lungo e rigido inverno, la primavera porta la speranza di nuovi raccolti e ogni anno, dall’inizio dell’invasione russa del 2022, ha portato nuove domande su quale delle parti potrebbe prendere l’iniziativa mentre si rinnova lo scontro sul campo di battaglia. Quest’anno, a differenza del 2024 o del 2025, l’iniziativa di primavera è decisamente nelle mani dell’Ucraina. Innovazione tecnologica, produzione interna ucraina di armi e debolezza russa: tutte fanno la loro parte. Il ruolo più importante, però, lo ha la schiacciante sconfitta elettorale del 12 aprile di Viktor Orbán in Ungheria, perché ha spianato la strada al vitale finanziamento dell’Unione europea allo sforzo di guerra dell’Ucraina. Il prestito speciale all’Ucraina di 90 miliardi di euro, approvato dai leader dell’Ue nel dicembre scorso, è inferiore a quello che l’Ucraina voleva e di cui necessita ma, ciò nonostante, è essenziale se Kiev deve mantenere la sua produzione bellica. In un primo tempo, Orbán aveva votato a favore del prestito, nonostante il sostegno che da tempo garantiva alla Russia, ma successivamente era intervenuto per fermarlo (insieme a Roberto Fico in Slovacchia), proprio poco prima che il prestito fosse concesso, opportunamente a ridosso delle elezioni in Ungheria.