Chiunque pianifichi una vacanza sa quanto i comfort esclusivi, i percorsi spa e il servizio in camera incidano sul budget finale. Esiste tuttavia un cittadino che ha trasformato il soggiorno extralusso a costo zero in una vera e propria vocazione, collezionando decine di denunce invece di ricevute fiscali. Si tratta di Alfonso Patrizio Russo, 48enne originario della Campania ma domiciliato in Brianza (tra Seregno e Desio), la cui “carriera” di finto top manager ha da poco incassato l’ennesimo, pesante stop giudiziario. Giovedì 23 aprile, il Tribunale di Bolzano ha infatti emesso quella che rappresenta la quindicesima condanna a carico dell’uomo. Come ricostruito anche dal Corriere della Sera, che ha tracciato un bilancio della sua impressionante parabola, Russo è ormai considerato l’incubo delle strutture ricettive del Nord Italia.
La sentenza di Bolzano: da insolvenza a truffa
L’ultimo capitolo legale altoatesino si riferisce a un soggiorno avvenuto tra il 25 e il 29 giugno 2022 in un rinomato hotel della Valle Aurina. In aula, dopo aver ascoltato le testimonianze dell’albergatrice truffata e del comandante dei carabinieri locale, il giudice Federico Secchi ha deciso di inasprire il capo d’imputazione. Sebbene la Procura avesse richiesto una semplice sanzione di 500 euro per insolvenza fraudolenta, il magistrato ha riqualificato il reato in truffa, infliggendo all’imputato una condanna a un anno di reclusione e 600 euro di multa.






