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Molti Paesi hanno chiesto a Tirana lo stesso aiuto. E ora Serbia e Bosnia aprono le porte
Le fake news sull'immigrazione imperano sui social e nel dibattito tv, la realtà (per fortuna) è un'altra: ci sono meno sbarchi e più rimpatri. Il Protocollo Albania firmato il 6 novembre 2023 da Giorgia Meloni e Edi Rama (foto a destra) è partito nell'ottobre del 2024, con l'esame delle domande d'asilo con procedura accelerata dei primi 16 clandestini maschi, maggiorenni e in buona salute provenienti da Paesi considerati sicuri. Con il decreto 37 di marzo 2025 è stato in parte modificato come Cpr e return hubs da Paesi terzi, una scelta che ha avuto ieri l'ok dei giudici europei e potrebbe diventare un modello per tutta l'Europa, tanto che alcuni Paesi come la Serbia e la Bosnia - impegnati insieme nel faticoso percorso di ingresso nell'Unione europea - potrebbero essere disponibili a offrire ad altri Paesi in difficoltà sui migranti come Olanda e Danimarca, ma anche la Germania di Friedrich Merz (foto a sinistra), Francia e Regno Unito ci starebbero ragionando, una governance extraterritoriale per realizzare un return hub dove analizzare le domande di asilo e organizzare i rimpatri. L'idea dell'hotspot extra Ue cone Gjader e dei Cpr fuori dall'Europa sono una misura che ha senso come deterrenza. Chi parte in viaggi della speranza convinto di poter entrare in Ue senza averne pieno titolo dovrà pensarci due volte. Non solo il protocollo Albania non è stato uno spreco di risorse pubbliche, anzi farà risparmiare all'Italia svariati miliardi (non milioni...) anche perché l'Europa ha cambiato registro ascoltando le doglianze del nostro Paese con una riforma della normativa Ue che potrebbe - il condizionale è d'obbligo - anche disinnescare la giurisprudenza creativa in materia di diritto d'asilo con la lista europea dei Paesi sicuri. La stima iniziale (36mila migranti tra richiedenti asilo e clandestini prossimi all'espulsione) non è un traguardo lontanissimo. Con 134 milioni all'anno da qui al 2028 (quando l'Albania entrerà a pieno regime nell'Ue) l'Italia ha speso neanche il 7,5% di quanto avesse speso nel 2023 per l'accoglienza dei migranti sul territorio nazionale, quando la torta in mano alle coop e alle società italiane e straniere che gestivano l'emergenza immigrazione si spartivano una cifra mostruosa: 1,8 miliardi di euro. Altro che spreco. Anzi, dal 2014 al 2016 con il governo di Matteo Renzi l'Italia è stata costretta a spendere tra prima accoglienza e gestione delle domande d'asilo (per lo più strumentali e dall'esito negativo scontato) una cifra tra gli 8 e i 10 miliardi.






