Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 7:59

La spesa sanitaria in valore assoluto aumenta. Ma il dato che conta, cioè il suo andamento rispetto al pil, resta al palo. Nel Documento di finanza pubblica appena approvato, il governo Meloni mette nero su bianco una traiettoria che, almeno nel medio periodo, punta più alla stabilizzazione che all’espansione. I dati tendenziali dicono che quest’anno, contando i poco più di 2 miliardi aggiuntivi previsti dall’ultima manovra, si attesterà a 148,5 miliardi, in aumento del 4,9%. Ma l’incidenza sul prodotto si fermerà al 6,4%: un decimo sopra il 6,3% del 2025, ma sotto il 6,5% indicato in autunno dal Dpfp.

La quota è poi destinata a rimanere invariata per un quadriennio. Se si tiene conto della risalita dell’inflazione causa guerra in Iran, varrebbe a dire che in termini reali ci saranno meno risorse. Questo dipenderà però dalle scelte che il governo Meloni e quello che uscirà dalle urne nel 2027 faranno nelle prossime leggi di Bilancio. Al momento, a bocce ferme, nel triennio 2027-2029 la spesa è attesa salire in media del 2,4% l’anno passando a 151,2 miliardi nel 2027, 155,1 nel 2028 e 159,4 nel 2029. Una dinamica trainata da gli oneri a regime dei rinnovi contrattuali del personale sanitario e l’eredità permanente delle misure del Pnrr sulla sanità territoriale, per quanto per ora realizzato solo in piccola parte. L’incremento sarebbe però inferiore a quello del Pil nominale (+2,6%): un differenziale minimo ma sufficiente a congelare il rapporto.