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I Sussex si sarebbero rifiutati di dire i nomi dei finanziatori del loro viaggio in Australia, un silenzio che per molti rappresenta un’evidente mancanza di trasparenza

I quattro giorni in Australia di Harry e Meghan non hanno causato grandi scossoni mediatici. Ancora una volta i duchi hanno intrapreso una specie di viaggio ibrido, tra il royal tour filantropico e il soggiorno glamour da divi hollywoodiani e scagliato dardi avvelenati contro la famiglia reale. “Nulla di nuovo sotto il sole”, come si dice. Almeno da questo punto di vista. Gli insider, infatti, hanno spostato l’attenzione sull’aspetto economico del tour, non solo per quel che concerne il guadagno ricavato dai Sussex, ma soprattutto sulla questione, per nulla chiara, dei finanziamenti.

Quando Harry e Meghan partono per un viaggio pubblico i media si chiedono quale sia lo scopo. La motivazione filantropica è evidente, ma allo stesso tempo, paradossalmente, un po’ vaga. Non è chiaro quale impatto abbiano questi tour sui luoghi visitati e sulle carriere dei duchi. Le iniziative umanitarie di questi ultimi, infatti, appaiono piuttosto frammentate, prive di una visione d’insieme. A proposito del viaggio in Australia il Guardian scrive: “Harry e Meghan sono royal. Ma questo non era un royal tour. Era qualcosa di molto diverso”. In realtà i Sussex, pur mantenendo i titoli, non sono più al servizio della Corona. Sono dei reali di nome, non di fatto, privati delle loro funzioni. Il Guardian prosegue: “Nessuno sembra certo di cosa facessero esattamente [in Australia]. Forse dovevano esserci monarchici adoranti ai lati delle strade, che lanciavano mazzi di fiori e sventolavano bandiere? Oppure si trattava davvero soltanto di pubblicità e profitto?...Erano davvero qui per usare l’Australia come fosse un bancomat?”.