Siamo alla farsa: i monopattini elettrici, quei graziosi giocattoli da marciapiede che sfrecciano tra pedoni dovevano essere obbligatoriamente assicurati dal 16 maggio. Poi, nella notte – come si conviene alle cose serie – è arrivata la proroga al 16 luglio. Un rinvio improvviso, quasi un sussurro ministeriale, che ha lasciato milioni di italiani con la targa in mano e l’assicurazione nel cassetto.
Monopattini ancora senza targa e assicurazione: la piattaforma non è operativa
Benvenuti nel Paese dove anche la micromobilità fa la fila allo sportello. L’Associazione Italiana Periti Estimatori Danni (Aiped) lo dice con la pacata disperazione di chi ha già visto troppe carrozzerie accartocciate: l’obbligo assicurativo è un «passaggio importante» nel cammino dell’evoluzione urbana. Parola di presidente Luigi Mercurio, che però subito dopo elenca le crepe del capolavoro.
Primo problema: la targa è legata alla persona, non al veicolo. Bonus-malus? Attestato di rischio? Roba da auto vere, quelle con quattro ruote e un libretto di circolazione che non scappa via sul marciapiede. E poi c’è la dinamica del sinistro, che per i periti diventa un esercizio di alta acrobazia ermeneutica. Un monopattino non lascia tracce come una Panda: niente impronte di gomme, niente airbag che parlano, solo un ragazzo in equilibrio precario, un pedone distratto e un contesto urbano complicato da analizzare. «La valutazione tecnica richiederà un’attenzione ancora maggiore», spiega Mercurio con l’aria di chi sta già compilando il modulo per lo straordinario. Serviranno più ore, più competenze, più soldi.









