Alex Cotoia, il giovane che nell’aprile del 2020, appena 18enne, uccise il padre con 34 coltellate per difendere la madre al culmine dell’ennesima lite familiare, e che per questo è stato assolto definitivamente nell’ottobre 2025 dall’accusa di omicidio volontario, ha chiesto allo Stato di essere risarcito per i 539 giorni passati senza libertà, tra carcere e domiciliari.
Cotoia, all’epoca dei fatti ancora conosciuto con il cognome del padre, Pompa, aveva subito confessato l’omicidio. Lui stesso, infatti, la sera del 30 aprile 2020 chiama il 112 e confessa che il padre “voleva ammazzarci” e che, durante una colluttazione, è “riuscito a prendere il coltello”. All’arrivo delle forze dell’ordine il 18enne viene fermato e, successivamente, portato in carcere con l’accusa di omicidio volontario. Nel penitenziario, come ricostruisce il Corriere della Sera, ci resta per 22 giorni. Poi Cotoia passa altri 517 giorni ai domiciliari. Solo dopo cinque processi, nel 2025 il giovane viene assolto definitivamente per legittima difesa: il 18enne, secondo i giudici non ha agito per “odio frustrazione o rabbia” ma “si è difeso fino a quando ha constatato che era inerme e non costituiva più un pericolo”.











