WASHINGTON. Sta circolando su diverse piattaforme, nonostante la mancanza di prove, un'affermazione diventata virale secondo cui il Presidente Donald Trump avrebbe tentato di "utilizzare i codici nucleari" durante una riunione tenutasi il 18 aprile in merito alla crisi con l'Iran. Il rumor trae origine da alcuni commenti rilasciati dall'ex funzionario della Cia Larry Johnson durante la sua partecipazione, avvenuta il 20 aprile, a “Judging Freedom” — un podcast e talk show su YouTube condotto dall'ex analista legale di Fox News Andrew Napolitano. Johnson ha sostenuto che una "riunione d'emergenza" nella Situation Room della Casa Bianca abbia assunto toni accesi quando il generale Dan Caine, Capo dello Stato Maggiore Congiunto, si sarebbe opposto fermamente alla richiesta dei codici del tycoon di New York. Secondo Johnson, lo scontro è stato "a quanto pare piuttosto violento", portando Caine a rifiutarsi di autorizzare l'uso dei "cosiddetti codici nucleari". L'episodio podcast, nel frattempo, mostrava filmati di Caine mentre camminava all'interno del complesso della Casa Bianca a capo chino; immagini che, secondo Johnson, confermerebbero la sua versione dei fatti. Va detto che le riprese mostrate durante “Judging Freedom” siano vere, ma mancano di datazione temporale o di contesto situazionale. In tutto ciò, le parole dell’ex membro della Cia, che in seguito ha ricoperto la carica di vicedirettore dell'Ufficio per l'antiterrorismo del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti dal 1989 al 1993, sono rimbalzate velocemente su internet e i social network, generando un tam tam online che ha guadagnato sempre più forza e facendo il giro del mondo. Eppure molte cose non quadrano. La realtà dietro i codici nucleari Johnson non ha mai svelato la sua fonte, sostenendo che non le rivela, ma lo stesso fulcro drammatico dell'asserzione — secondo cui un generale avrebbe semplicemente «detto di no» ai codici — si scontra con la realtà del Comando e Controllo Nucleare (NC2) degli Stati Uniti. Secondo i protocolli stabiliti per il 2026, il Capo dello Stato Maggiore Congiunto è un consigliere, non un comandante. Dan Cane non detiene alcuna autorità operativa per trasmettere, annullare o bloccare un ordine di lancio; il suo ruolo è puramente consultivo. Sebbene un ordine di lancio richieda l'applicazione della "Regola delle due persone" — la quale stabilisce che nessun singolo individuo possa avviare, autenticare o eseguire autonomamente un'azione critica — il sistema è concepito per garantire che un ordine legittimo impartito dal Comandante in capo – ovvero Donald Trump – venga eseguito. Uno "scontro" in merito ai codici rappresenterebbe una crisi costituzionale di portata ben superiore a un semplice disaccordo. La mancanza di conferme La Stampa non ha riscontrato alcuna conferma indipendente di tale scontro. L’ufficio stampa della Casa Bianca ha dichiarato a La Stampa che tale affermazione è falsa, criticandone la diffusione. Al Pentagono nessuno ha confermato che abbia avuto luogo tale diverbio. Nel frattempo, la riunione d’urgenza del 18 aprile per discutere della scadenza del cessate il fuoco con l'Iran è stata confermata da numerose testate giornalistiche. Tuttavia, nessuna organizzazione giornalistica statunitense né alcun funzionario governativo ha confermato che l'autorità di lancio nucleare sia mai stata effettivamente invocata. La scadenza del cessate il fuoco ha dato forza alle parole di Johnson Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran era destinato a scadere lo scorso mercoledì, e Trump aveva preannunciato una “linea dura" qualora non fosse stato raggiunto un nuovo accordo a Islamabad, prima di annunciare, nella tarda serata di martedì, che il cessate il fuoco era stato prorogato. L’incontro nella Situation Room del 18 aprile, più che essere d’emergenza, è apparsa più come una riunione di alto livello di routine – che spesso vengono organizzate – in vista d’importanti svolgimenti, in questo caso la scadenza della tregua con l’Iran. Prima che venisse concordato il cessate il fuoco, il 7 aprile, Trump aveva lanciato un severo avvertimento su Truth Social, affermando: «Un'intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita», suscitando timori riguardo a un possibile attacco nucleare. La Casa Bianca ha successivamente dichiarato che «non si trattava di una minaccia a vuoto» e che «il Pentagono disponeva di un elenco di obiettivi che era pronto a colpire», ma non ha mai fatto menzione di attacchi nucleari. I precedenti di Johnson e altri episodi riguardanti Trump Negli ultimi anni, le affermazioni di Johnson in materia di intelligence sono state oggetto di attento esame. L’ex membro della Cia è stato tra le figure associate a un'accusa ampiamente contestata del 2017, secondo cui l'agenzia di intelligence britannica GCHQ avrebbe aiutato l'amministrazione Obama a spiare la campagna presidenziale di Trump: un'affermazione respinta pubblicamente da funzionari statunitensi e britannici e definita, in una rara dichiarazione pubblica del GCHQ, "assolutamente ridicola". In precedenza, Johnson aveva diffuso false indiscrezioni secondo cui l'ex First Lady Michelle Obama avrebbe pronunciato un discorso razzista contro i bianchi. È inoltre apparso sui media statali russi, dove i suoi commenti sono stati amplificati all'interno di narrazioni filo-Cremlino. Inoltre, la notizia dei codici nucleari “negati” a Trump non è la prima fake news che viene fuori e fa velocemente il giro del mondo nell’ultimo mese: lo scorso quattro aprile era girata la voce che Trump fosse ricoverato presso il Walter Reed National Military Medical Center di Bethesda, l’ospedale militare dove i leader americani vengono solitamente portati in caso di necessità. A rilanciare l'ipotesi era stato Jon Cooper, stratega democratico, con un post su X, dopo che la Casa Bianca aveva annunciato che il presidente non avrebbe effettuato alcuna apparizione pubblica in quella giornata. Il post è stato condiviso migliaia di volte, alimentando le speculazioni, rafforzate dall'assenza del presidente dalla scena pubblica fin dal discorso alla nazione sull'Iran, il primo aprile. Tuttavia, la notizia era falsa, Trump è sempre rimasto nello Studio Ovale quel giorno, senza mai lasciare la Casa Bianca. Nemmeno per andare a giocare a golf. Sicuramente non per andare all’ospedale.