Torna Zerocalcare. E torna pure l’Armadillo. Con loro la banda di amici e conoscenti che ha popolato anche le altre due serie animate firmate dall’artista romano. Dal 27 maggio, sempre su Netflix, arriva Due spicci, l’ultimo capitolo della trilogia che riflette sui problemi e le inadeguatezze dei Millennial. Inadeguati a fare i conti con l’età che avanza, con i buffi (cioè i debiti) da pagare, inadeguati a vivere l’amore e la solitudine. Per farci raccontare questa nuova tappa la nostra Paola Zanuttini è andata nel quartiere di Rebibbia a citofonare a casa di Michele Rech, Zerocalcare appunto, per la storia di copertina del Venerdì in edicola il 24 aprile.
«Noi ci siamo convinti di non essere invecchiati. Nel senso che abbiamo passato il tempo a pia’ per culo quelli più vecchi di noi, e ci siamo trovati adesso con dei ragazzini che sono adulti pur avendo vent’anni meno di noi e che ci considerano dei vecchi». Accanto a lui, durante l’intervista, c’è il cane Ziggy.
«Fino a un anno fa» dice Zerocalcare «lavoravo 14 ore al giorno. Poi ho preso apposta un cane, perché da solo non ce la facevo a staccare. Cerco di fargli fare una vita bella e lo porto al parco un’ora e mezza la mattina e un’ora e mezza il pomeriggio. E questo mi aiuta». Quale animale del suo bestiario potrebbe essere Trump? «Forse un cane pazzo, dice tre cose e il loro opposto nella stessa giornata».






