Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

22 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 17:55

“Non vedo differenze tra lavorare con gli uomini e lavorare con le donne. Io alleno delle persone. Si può dire che le donne siano più sensibili o gli uomini più vanitosi, ma sono stereotipi”. Marie-Louise Eta, ex centrocampista e già allenatrice delle nazionali giovanili femminili, è stata chiamata a guidare l’Union Berlin, club simbolo di resistenza già ai tempi della Germania Est, nelle ultime decisive partite per evitare la retrocessione. Una scelta che ha un forte valore sportivo e simbolico, ma che la stessa Eta – in una lunga intervista a Repubblica – prova a riportare su un piano di concretezza: “Il mio obiettivo principale non è mai stato quello di rafforzare il ruolo della donna. Ho sempre voluto convincere con i risultati. Voglio essere vista come un’allenatrice di calcio”.

La sua carriera si è costruita dentro un ambiente storicamente maschile, tra pregiudizi e affermazioni da conquistare sul campo: “‘Mica ti farai fregare da una femmina!’ è una frase che mi risuona ancora nelle orecchie, sin dall’infanzia”, racconta. Ma la sua risposta è sempre stata la stessa: “Ho la pellaccia dura. So difendermi, so farmi scivolare le cose addosso. E so rispondere a tono”. Per Eta, il calcio non ha genere ma persone. La chiave, spiega, è un’altra: “Di cosa ha bisogno la persona che ho davanti per dare il meglio di sé?”.