C’erano una volta le bandiere blu al vento al King Power Stadium, i cori che riempivano le strade e una città intera pronta a festeggiare l’impossibile. A Leicester City il 2 maggio non è mai una data qualsiasi: è il giorno in cui, nel 2016, una squadra costruita per salvarsi conquistò il tetto d’Inghilterra, grazie alla maestria di un allenatore italiano di nome Claudio Ranieri. Oggi, a dieci anni esatti da quella favola chiamata Premier League, l’atmosfera è diametralmente opposta. Niente celebrazioni, nessuna parata. Solo silenzio. E un risultato che pesa come una condanna: retrocessione in terza serie, la League One britannica.
Un verdetto diventato sentenza dopo il pareggio di martedì contro l’Hull City, il punto finale di una stagione che ha preso la forma di una lenta caduta senza freni. Un 2-2 che non ha lasciato scampo e che ha certificato l’uscita dalla Championship, dove ora la formazione di Gary Rowett si trova penultima a quota 42 punti, davanti solo allo Sheffield e dietro all’Oxford United.
Partita dopo partita, è stata certificata la caduta verso un destino oggi definitivo. E che mette in ombra una storia nata da molto più in alto, nel 2016, quando la squadra di mister Ranieri aveva ribaltato ogni logica del calcio moderno.











