Il sistema imprenditoriale italiano apre il 2026 con un segnale di vitalità inatteso: sono 690 le imprese in più tra gennaio e marzo, frutto della differenza tra 105.051 iscrizioni e 104.361 cessazioni.

Un risultato in controtendenza considerando che il primo trimestre è storicamente penalizzato dal consolidamento delle chiusure maturate a fine anno.

L'unico precedente dell'ultimo decennio risale al 2021, ma in un contesto eccezionale, segnato dalle dinamiche pandemiche. Questi i dati che emergono da Movimprese, l'analisi statistica condotta da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio. Il saldo attuale è frutto di una significativa contrazione delle chiusure, a fronte della stabilità delle aperture rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Al 31 marzo di quest'anno, lo stock complessivo delle imprese registrate in Italia ha raggiunto 5.811.877 unità. Tra i settori, continua l'espansione dei servizi. Mentre Mezzogiorno e Centro guidano la crescita territoriale. In particolare, Sud e Isole registrano il risultato migliore in valore assoluto: +1.673 imprese (+0,08%), trainato dalla Campania (+1.193) e dalla Sicilia (+638). La crescita percentuale più alta spetta al Centro (+0,12%, pari a +1.506 imprese), trascinato quasi interamente dal Lazio: +2.477 unità, il dato regionale più alto, con un tasso del +0,42%. Chiudono in negativo entrambe le ripartizioni settentrionali. Il Nord-Est flette dello 0,15% (-1.694 unità), mentre il Nord-Ovest limita le perdite allo 0,05% (-795 imprese), grazie alla Lombardia, che va controcorrente rispetto alla sua macro-area, con un saldo positivo di +722 imprese.