ROMA «Male non fare, paura non avere...». Non è tipa da porgere l'altra guancia Giorgia Meloni, ma la premier incassa più o meno sportivamente gli insulti - e che insulti - del conduttore tv Vladimir Solovyev durante una puntata del suo programma “Full Contact”, un must irrinunciabile della tv russa. A sera, quando in Italia sono quasi le 10 di sera e dopo averci ragionato su col suo staff, la presidente del Consiglio affida ai social un selfie che la ritrae sorridente: «Per sua natura - scrive nel post che accompagna lo scatto - un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di libertà. Ma non saranno certo queste caricature a farci cambiare strada. Noi, diversamente da altri, non abbiamo fili, non abbiamo padroni e non prendiamo ordini».

Meloni viene informata dell'incidente - che apre l'ennesimo caso diplomatico sulla rotta Roma-Mosca - sul volo di Stato che la sta riportando a Palazzo Chigi dal salone del mobile di Milano. Dunque triangola con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e insieme decidono di convocare, con la regia della Farnesina, l'ambasciatore russo Alexey Paramonov, perché gli epiteti contro di lei sono così «volgari, duri e irrispettosi - ragiona la presidente del Consiglio - che non si può lasciarli cadere nel vuoto». A colpirla è, sopra ogni cosa, il fatto che buona parte degli insulti di Solovyov siano stati snocciolati in lingua italiana - gli occhi fissi del conduttore sulla telecamera a mo’ di delirio - incurante del fatto che al di là dello schermo ci fossero in ascolto telespettatori russi. «Volevano che il messaggio arrivasse forte e chiaro a Roma, in questo sono dei professionisti», ragionano nello staff di Meloni. Dove la vicenda viene tuttavia derubricata a una fiammata destinata a spegnersi in fretta. Tanto più che Solovyov, uno dei principali volti della tv russa e tra le voci più vicine al Cremlino, è noto a Palazzo Chigi per le sue invettive, considerato una sorta di «hater seriale», sempre pronto al morso velenoso, all’attacco a suon di parole al vetriolo. È nel Dna del personaggio, nonché uno dei tratti distintivi delle sue trasmissioni tv. Già in passato aveva messo nel mirino la premier, postando su Telegram una foto che la ritraeva assieme al francese Emmanuel Macron, bollando i due leader europei come i «cavalieri dell'Apocalisse». Al nostro Capo dello Stato, Solovyov aveva invece rimproverato di essere uno degli artefici «dell'isteria anti-russa». Quello contro Meloni è dunque l'ennesimo affondo contro il nostro Paese per il sostegno fermo e granitico all'Ucraina. Prima di Solovyov, a levarsi contro l’Italia erano state le voci dell'ex primo ministro Dmitrij Medvedev e della portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, che ha più volte attaccato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Da allora ben poco è cambiato: Roma continua ad essere schierata al fianco di Kiev. E la visita di Volodymyr Zelensky la settimana scorsa in Italia ha mostrato plasticamente «che il nostro sostegno all’Ucraina non è fiaccato dal nuovo scenario di crisi in Medio Oriente e dalla paralisi dello Stretto di Hormuz. Barra dritta - spiegano i fedelissimi della premier - anche sul niet all’acquisto di gas russo: Meloni non è tipa da giravolte, e al Cremlino hanno capito l’antifona».