Insulti durissimi a Giorgia Meloni, anzi irripetibili, sono partiti oggi da Vladimir Solovyev, giornalista vicino a Vladimir Putin e potente megafono della propaganda russa. Il vicepremier e titolare della Farnesina Antonio Tajani ha fatto convocare l’ambasciatore russo a Roma, Aleksej Vladimirovic Paramonov «per esprimere formali proteste - ha scritto in un post su X - dopo le gravissime e offensive dichiarazioni del conduttore sulla televisione russa nei confronti del presidente del Consiglio Giorgia Meloni al quale va tutta la mia solidarietà e vicinanza».

Nel corso della sua trasmissione televisiva, l’anchorman si è scagliato contro la premier. La tempistica non è casuale: il 15 aprile il leader ucraino Volodymyr Zelensky è tornato in Italia dopo soli quattro mesi, ricevuto prima a Palazzo Chigi e poi al Quirinale, ottenendo di nuovo la garanzia del pieno e fermo sostegno di Roma a Kiev e concordando l’avvio del “Drone Deal” per la produzione di droni.

Le accuse di tradimento

Nel corso di un intervento dedicato ai leader europei, Solovyev ha definito Meloni «fascista» e l’ha apostrofata con il termine «puta» (“prostituta”), accusandola di aver tradito i propri elettori e il presidente statunitense Donald Trump. «Che brutta donnuccia, cattiva», ha rincarato in italiano. La vicenda è stata ripresa da diversi canali social russi, dove circolano estratti video e commenti.