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Una lotteria parigina ha consentito il miracolo: un solo biglietto vincente su 120mila partecipanti e il dipinto entra nel salotto di casa di una persona comune
Cento euro. Il prezzo di una cena fuori, l’esborso per un paio di scarpe di media fattura, il costo di un frammento di quotidiana distrazione. E poi, improvvisa come un lampo che fende un cielo terso, la vertigine. Succede a Parigi, in un pomeriggio d’aprile intinto nel surrealismo. Succede - precisamente - che Ari Hodara, un ingegnere che probabilmente preferisce il rigore dei calcoli alle vette del cubismo, si ritrova tra le mani un capolavoro dal valore di 1 milione di euro: una Tête de Femme del 1941, firmata nientemeno che da Pablo Picasso.
È un cortocircuito affascinante, un paradosso che rimescola le carte di un sistema spesso barricato nelle torri d’avorio delle grandi case d’asta. Qui, tra i velluti di Christie’s, il sacro totem dell’opera d’arte smette di essere un feticcio per pochi eletti e diventa il premio di una scommessa popolare. È la vittoria della possibilità sull’esclusività. È l’idea che la bellezza, quella vera, quella che ha cambiato il corso del Novecento, possa picchiettare alla porta di un appartamento qualunque al prezzo di un biglietto della lotteria con 120mila partecipanti.







