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21 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 11:43

Per settimane di Vincenzo Iannitti non c’era stata più traccia. Un’assenza improvvisa, inghiottita dal silenzio dal 19 marzo, quando il 20enne era scomparso da Sessa Aurunca (Caserta). Poi la denuncia della madre, le ricerche, le speranze alimentate giorno dopo giorno. Fino alla sera di ieri, quando quel silenzio si è trasformato in una verità drammatica. Il corpo del giovane è stato ritrovato a San Castrese, in un punto nascosto e difficile da individuare: un cavedio adiacente al terrazzo di un’abitazione in ristrutturazione. Uno spazio stretto, quasi invisibile dall’esterno, dove ciò che restava di Vincenzo era stato occultato con cura. Il cadavere, in avanzato stato di decomposizione, era chiuso in un sacco, coperto da materiali di risulta, detriti e pietre. Un tentativo evidente di nascondere tutto, di rendere quel luogo anonimo, indistinguibile da un qualsiasi angolo abbandonato di un cantiere. I piedi, secondo quanto emerso, erano legati. Ogni elemento racconta un’azione compiuta con l’intento di cancellare tracce e ritardare il ritrovamento.

A guidare i carabinieri fino a quel punto sono state le indagini avviate subito dopo la denuncia di scomparsa. Un dettaglio, su tutti, aveva orientato gli investigatori: Vincenzo era stato visto per l’ultima volta in compagnia di un amico. Un 19enne, residente proprio nella stessa frazione. Quando i militari hanno deciso di concentrare l’attenzione su quell’abitazione, l’ispezione nel cavedio ha fatto emergere la verità. Da lì, il passaggio successivo è stato l’interrogatorio del giovane. Davanti al pubblico ministero, il 19enne ha confessato. Ha raccontato che tutto sarebbe avvenuto all’interno della sua casa. Due coltellate, inferte con un’arma che gli investigatori ritengono compatibile con un coltello dalla lama di circa 8 centimetri, poi sequestrato. Un’aggressione violenta, le cui cause restano ancora da chiarire.