Un settore che vale il 9% del Pil italiano, che è terzo per dimensioni nell’Unione europea con una quota di mercato intorno al 10%, che impiega 1,4 milioni di addetti ed è composto da diverse decine di migliaia di imprese tra aziende di trasporto, operatori logistici, corrieri. Il sistema logistico italiano – da alcuni ritenuto solo una filiera nascosta, da altri un vero motore dell’economia - vanta numeri importanti ma una efficienza non ancora di primissimo livello se è vero che l’indice di performance della Banca Mondiale la colloca al 19esimo posto nel mondo. Le aziende industriali, dice un rapporto Contship-SRM Intesa Sanpaolo, la considerano tra i fattori decisivi per la loro competitività e, una recente analisi di Cassa Depositi e Prestiti, ne valuta l’effetto moltiplicatore per l’economia nazionale: per un milione investito nel settore se ne generano 2,1 milioni di produzione complessiva addizionale.
Aziende, parco circolante e merci trasportate
La filiera – a cui ricerche diverse attribuiscono intorno alle 80-85 mila aziende tra trasporto, servizi di magazzinaggio e corrieri, anche se il solo Albo Nazionale dell’Autotrasporto (secondo le statistiche 2025 della rivista ufficiale TIR) conta oltre 99mila imprese attive – vede un netto sbilanciamento a favore delle imprese di trasporto rispetto a quelle dei servizi e una accentuata frammentazione con pochi grandi gruppi nazionali e una moltitudine di micro e piccole imprese. Nell’autotrasporto, anche se le aziende con al massimo 5 mezzi a disposizione sono oltre la metà del totale, ad aumentare a ritmi importanti negli ultimi anni sono quelle più strutturate e con una flotta più numerosa: sfiorano le 1100 unità le imprese con oltre 100 veicoli. Gli autotrasportatori specializzati nel trasporto merci deperibili a temperatura controllata crescono sia in numero (65mila) sia in mezzi (184mila), quelli autorizzati per merci pericolose sono stabili a 6300 con un parco di oltre 50mila mezzi. In totale il parco circolante delle aziende che operano in conto terzi supera le 900mila unità: tra i soli autocarri, il 60% è di classe euro 6 mentre gli elettrici sono meno dell’1% ma in rapida crescita, segno della volontà di rinnovamento.








