La possibile riattivazione, anche temporanea, delle centrali a carbone non può essere valutata soltanto in termini di costo immediato dell'energia.

La letteratura scientifica mostra con chiarezza che il carbone scarica una quota rilevante dei propri costi sulla collettività, sotto forma di malattie, morti premature, ricoveri, perdita di produttività, danno ambientale e pressione sui sistemi sanitari.

Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima).

"La riattivazione, anche temporanea, della produzione elettrica da carbone comporterebbe un aggravio documentato dei rischi ambientali e sanitari legati all'emissione di particolato fine, biossido di zolfo, ossidi di azoto, metalli tossici e altri inquinanti della combustione, con un aumento di mortalità e morbosità cardiovascolare e respiratoria, nonché un maggior rischio oncologico.

- spiega il presidente Alessandro Miani - A questi impatti sanitari si sommano i costi economici indiretti, già stimati a livello europeo in centinaia di miliardi di euro l'anno, e il contributo del carbone alla crisi climatica, essendo il combustibile fossile più emissivo".