PORDENONE - «Durante una verifica in classe, uno studente ha insultato con un epiteto razzista sul colore della pelle un compagno straniero, che ha risposto alzando le mani. È uno dei casi di conflitto di cui ci siamo occupati e che abbiamo risolto attraverso la pratica della mediazione scolastica. La maggior parte delle liti nascono da improperi a sfondo razziale ed è fondamentale il dialogo per far comprendere ai confliggenti che alcuni gesti e parole possono ferire profondamente».

A parlare è Elisa Franceschin, 18 anni, studentessa al quarto anno dell’Isis Sacile-Brugnera e una dei rappresentanti mediatori della scuola. Da quattro anni, infatti, l’istituto superiore ha dato il via al progetto di mediazione scolastica con una trentina di studenti volontari sui tre plessi. Tra i motivi di litigio più ricorrenti, appunto, gli insulti razzisti. Ma anche scherzi pesanti o parole volgari. «I due ragazzi hanno risolto con il dialogo e immedesimandosi l’uno nell’altro».

«Il mio compito - spiega Elisa - è quello di aiutare le parti a trovare un accordo, un punto comune. Non lo troviamo noi al loro posto, ma li spingiamo a parlare per trovare una soluzione. Le difficoltà maggiori ci sono quando non parlano per ingiustizie subite». La mediazione scolastica parte su segnalazione dei docenti, di compagni di scuola o dei confliggenti stessi. «In corridoio - continua Elisa - abbiamo una cassettina in cui gli studenti possono lasciare la richiesta di mediazione. Inoltre abbiamo appeso anche dei cartelloni con i contatti dei mediatori adulti e di noi mediatori studenti ai quali ci possono rintracciare. È capitato che qualche allievo sia venuto alle mani o che abbia insultato più persone. In quel caso in mediazione ci sono più parti. A volte degli scherzi vengono percepiti da chi li riceve come qualcosa di pesante. Il nostro compito è quello di far comprendere a chi li ha messi in atto come si può sentire l’altra persona. Mi piace questo lavoro perché mi ha permesso di migliorare le mie capacità di ascolto, sono diventata più empatica. La mediazione ci impone di fermarci e riflettere su come si sentirebbe l’altro se agissimo in un determinato modo».