Proteggersi dal sole resta fondamentale, ma non basta. Dietro alcuni melanomi, infatti, può esserci anche una predisposizione ereditaria che passa di generazione in generazione e che aumenta il rischio di ammalarsi. In Italia i casi eredo-familiari possono arrivare a oltre 2.600 l’anno, mentre un paziente su dieci ha almeno un familiare di primo grado colpito dallo stesso tumore della pelle. Un dato che invita a guardare alla prevenzione in modo più ampio e più attento, soprattutto per chi ha una storia familiare importante.
Non solo abbronzatura: la prevenzione comincia dall’anamnesi familiare
Il messaggio degli specialisti dell’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) è chiaro: per alcune persone la prevenzione non deve limitarsi a creme solari, cappelli e attenzione all’esposizione. Serve anche riconoscere per tempo i segnali che possono far pensare a una sindrome ereditaria, così da attivare controlli mirati e, nei casi indicati, una consulenza genetica. Anche il sole primaverile, spesso sottovalutato, può rappresentare un’insidia.
“L’insorgenza della neoplasia può essere condizionata da singoli geni come il CDKN2A, CDK4, BAP1, POT1 o MITF che sono a loro volta responsabili di altri tumori, tra cui quelli del pancreas, dei reni o il mesotelioma”, sottolinea Daniela Massi, Presidente di IMI. “In caso sospetto di sindrome ereditaria o pazienti affetti da melanoma multiplo di cui uno insorto in giovane età, si consiglia una consulenza genetica e l’esecuzione di alcuni test specifici che possono confermare l’ereditarietà in una percentuale variabile che può raggiungere il 30% (circa 700 casi)”.






