Quattordici, forse quindici shot di tequila consumati nell’arco di otto ore e mezza, rimbalzando tra i vari bar, pub e “tequileras” di una nave da crociera. Poi i barcollamenti, la perdita di conoscenza e una rovinosa caduta giù per una rampa di scale, seguita da commozione cerebrale, lesioni alla spina dorsale e un possibile trauma cranico. Un incidente che chiunque attribuirebbe unicamente all’imprudenza di chi ha alzato troppo il gomito. Eppure, in un’aula di tribunale della Florida, questa ricostruzione ha prodotto un verdetto inaspettato: la colpa non è solo di chi beve, ma anche (e soprattutto) di chi continua a riempire il bicchiere. È quanto ha stabilito una giuria della contea di Miami-Dade, che ha condannato la Carnival Corporation a risarcire con 300.000 dollari Diana Sanders, infermiera 45enne californiana di Vacaville. Come riportato in dettaglio dal Los Angeles Times, l’episodio risale al gennaio 2024, durante una navigazione al largo della Baja California a bordo della nave Carnival Radiance.

Secondo le carte processuali, tra le 14:58 e le 23:37 di un venerdì sera, la donna avrebbe consumato circa 15 drink alcolici ad alta gradazione. La causa presentata dai suoi legali ha puntato il dito contro la negligenza dell’equipaggio della Carnival. I dipendenti dei bar, infatti, avrebbero continuato a servire l’infermiera nonostante il suo evidente stato di alterazione: “Borbottava, aveva l’alito che sapeva di alcol e si comportava in modo molesto, sotto gli occhi dell’equipaggio che la serviva”, si legge nei documenti del tribunale.