Fra tutti gli attori della tragedia mediorientale, Hezbollah è quello che più di ogni altro ha da temere dalla pace. Anche più dei loro referenti a Teheran, i Pasdaran, che comunque sembrano preferire uno stato di guerra continuo piuttosto che la cessazione delle ostilità. Perché la fine degli attacchi israelo-americani metterebbe il regime, indebolito come mai prima, di fronte alla popolazione iraniana che già non lo sopportava prima. Ma Hezbollah, a differenza dei Pasdaran, non può giocare sull’orgoglio nazionale che in Libano non esiste: se Beirut fa l’accordo con Israele, il “Partito di Dio” perde il suo potere.
Hezbollah ha smentito la paternità dell’attacco ai caschi blu francesi ma Parigi ha avanzato accuse precise. Soprattutto, il gruppo terrorista ha il movente. Torna anche alla mente il 23 ottobre 1983, il giorno in cui il Libano diventò dominio di Hezbollah. Un giorno di sangue in cui due attentati con camion carichi di esplosivi provocarono la morte di 241 marines americani e 58 paracadutisti francesi. Washington e Parigi, potenze protettrici della minoranza sunnita e di quella cristiana maronita, si ritirarono dalla scena, con Italia e Regno Unito, lasciando l’Onu a gestire il disastro.








