La risacca della sconfitta referendaria sul consenso del centrodestra sembra ormai finita. Anche se, nell’ultima supermedia Youtrend, che riunisce i dati dei diversi sondaggi, la coalizione appare sotto di un punto (al 44,7%, in calo dello 0,1 sul 2 aprile) rispetto al campo largo senza Azione (45,4%, +0,2%). «L’aumento del consenso per il centrosinistra è certamente l’effetto della vittoria al referendum» spiega a Libero il sociologo e sondaggista Renato Mannheimer. «Tuttavia un punto percentuale non è una gran differenza per il margine di errore statistico: ritengo che le due coalizioni siano sostanzialmente pari».

Dunque il centrosinistra non è avanti, professore?

«Ha incassato la vittoria al referendum, male due coalizioni sono pressoché alla pari, qualche settimana è avanti una, qualche settimana è avanti l’altra. Quel che è interessante è che però, se si vota con l’attuale sistema elettorale, diventano decisivi Carlo Calenda e Roberto Vannacci per fare una coalizione e questo determina una forte instabilità del quadro politico».

Qual è lo stato di salute del centrosinistra?

«Ha due problemi. Il primo riguarda la difficoltà di mettersi insieme: mentre il centrodestra, pur diviso, riesce a unirsi, la sinistra fa più fatica, anche se di recente ha dimostrato, ad esempio alle ultime regionali, di saperlo fare. Il secondo problema è quello al centro delle cronache politiche in questi giorni: la leadership. Chi sarà il candidato premier della coalizione? Con la nuova legge elettorale (nello schema elaborato dalla maggioranza, ndr) il nome del candidato deve essere indicato sul programma. E quindi come sceglierlo? Il candidato premier lo fa chi prende più voti, come avviene nel centrodestra, o chi vince le prmiarie? In questo secondo caso, va sottolineato che l’esito delle primari è molto incerto. Se fino a poco tempo fa i sondaggi davano in vantaggio Giuseppe Conte, ora Elly Schlein sta recuperando.