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Il premier albanese: "Non è replicabile, è una concessione esclusiva a Roma"

Entrare nello studio di Edi Rama è un colpo di scena. Dopo aver subito controlli rigorosissimi, lasciato il cellulare, l'orologio e qualsiasi altro oggetto, attraversi corridoi dove regna un silenzio claustrale. Si apre la porta e lo scenario cambia all'improvviso. Sulle pareti macchie di rosso, arancione, giallo, verde, blu, viola e rosa si inseguono in forme irregolari, senza gerarchie ma con un'armonia gioiosa.

E subito un'altra sorpresa. Una figura imponente, fisico da ex cestista, polo e pantaloni neri, sneakers bianche: per un attimo ti senti in soggezione, ma il suo sguardo sorridente ti mette a tuo agio. Ti rilassi e l'occhio cade prima su un appendiabito pieno di cravatte coloratissime, da autore, poi sulla scrivania affollata di pennarelli e gessetti. Arte e politica per Rama, figlio di un pittore e scultore, sono strettamente intrecciate. Ci accomodiamo e lui riprende a disegnare...