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Alla regista era stato negato il suicidio medicalmente assistito in Italia, quindi aveva deciso di andare a morire in Svizzera con il supporto del figlio Vittorio Parpaglioni, dell'ex senatore Mario Perduca e di Marco Cappato, tutti archiviati

C'è la terza archiviazione per un caso di aiuto al suicidio. Dopo le due decise nelle scorse settimane per le morti di Elena e Romano, a Milano, ne è arrivata un'altra, decisa dal gip di Roma, nei confronti di Marco Cappato, dell’ex senatore Marco Perduca e di Vittorio Parpaglioni, il figlio dell'attrice e regista Sibilla Barbieri, accompagnata a morire in Svizzera il 31 ottobre del 2023. Lo ha comunicato l'Associazione Luca Coscioni.

Sibilla Barbieri, rimasta lucida fino all'ultimo, era malata di un cancro irreversibile, con sofferenze intollerabili. C'erano quindi tre dei quattro requisiti per ottenere il suicidio medicalmente assisito con l'aiuto dell'Asl, previsti dalla sentenza 242/2019, quella seguita alla morte di Dj Fabo. Che già da tempo sottolinea che proprio l'articolo 580 del codice penale che punisce l'aiuto al suicidio non è conforme alla Costituzione, quando si verificano quattro condizioni: l'aspirante suicida è affetto da patologia irreversibile, la malattia è fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che trova intollerabili, la persona è tenuta in vita da un trattamento di sostegno vitale non più voluto e che ha diritto di rifiutare, è capace di prendere decisioni libere e consapevoli.