Non basta un cuore grande, una rimonta e una vittoria. La Fiorentina saluta la Conference League, lo fa con onore, in una serata che conferma l’ottimo momento della squadra di Vanoli: il 2-1 sul Crystal Palace è risultato striminzito rispetto a quelle che sarebbero dovute essere le proporzioni numeriche. Troppo pesante, invece, il passivo della gara d’andata: lo 0-3 incassato giovedì scorso a Londra aveva di fatto indirizzato le sorti delle qualificazioni. Per prendersi la semifinale sarebbe servita una partita al limite della perfezione, una sorta di miracolo sportivo. Non è accaduto. Pazienza. Probabilmente, senza quella faticosissima rincorsa in campionato che sta portando ad una salvezza che sino a qualche tempo rappresentava obiettivo mica così semplice da conquistare, la Viola si sarebbe potuta concentrare diversamente in Europa. Le scorie (oltre alle diverse assenze), sia mentali che fisiche, sul lungo periodo si sono fatte sentire.
Una serata, quella del Franchi, che si è aperta con un momento tristissimo: il minuto di silenzio per la drammatica scomparsa di Alexander Manninger, morto tragicamente la mattina in un incidente (tra la sua vettura e un convoglio ferroviario) in quel di Salisburgo. Estremo portiere della Fiorentina nella stagione 2001/2002 (la prima esperienza nel campionato italiano, alla quale sarebbero seguite quelle con Torino, Bologna, Brescia, Siena e Juventus) , Manninger ha lasciato un ricordo meraviglioso in tutti. Anche in Paolo Vanoli, che dell’austriaco è stato compagno di squadra proprio a Firenze. «Quella di Alex è una tragedia, era un ragazzo eccezionale, ho avuto la fortuna di giocarci qui a Firenze. L’ho sentito anche nell’ultima intervista quando ha raccontato di come era uscito dal mondo del calcio. Siamo vicini alla famiglia, il resto è superfluo», ha raccontato, con la voce strozzata dalla commozione, il tecnico gigliato. Un dolore lancinante che lo avrà accompagnato anche per tutta la partita, che dinanzi a drammi del genere perde certamente di valore.









