Principe, qui da noi c’è grande attenzione verso la situazione dello stretto di Hormuz e delle ripercussioni che potrebbe generare. Ma questa stessa narrazione occidentale sembra essersi dimenticata delle sorti delle donne e degli uomini iraniani. È così?

«Si parla molto dello schema dei negoziati e di un possibile cessate il fuoco. Una tregua che però non vale per il popolo dell’Iran: nel Paese continua la repressione, proseguono gli arresti e le uccisioni. Una situazione drammatica che mi pare essere del tutto assente dalle discussioni, e questo è sbagliato. I governi europei possono e devono fare molto di più per i cittadini iraniani, che hanno bisogno di un forte sostegno esterno affinché possano realizzare quello che milioni di persone vogliono da decenni: la fine di questo regime. Loro sono pronti a sacrificare la vita, ma la storia ci insegna che la caduta di un regime non può avvenire senza l’aiuto del mondo libero, come dimostrato ad esempio dal Sud Africa di Mandela. I governi europei devono sostenere la popolazione adesso e togliersi dalla mente l’idea di poter trattare con terroristi che ricattano, opprimono e reprimono».

La sorprende constatare come, in nome di un diffusa ostilità verso il Presidente Trump, in Occidente molti sembrano quasi sperare in un successo tattico del regime?