Droni, tecnologia e cooperazione industriale: è su questo terreno che si gioca una parte sempre più decisiva della guerra e degli equilibri internazionali. Durante la sua visita a Roma, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha messo sul tavolo una proposta concreta, il cosiddetto "Drone Deal", discutendone con la premier Giorgia Meloni e con i vertici della difesa italiana. L'idea è chiara: mettere a disposizione degli alleati il know-how maturato dall'Ucraina in quattro anni di guerra, in cambio di sistemi avanzati che Kiev non è in grado di produrre autonomamente, a partire dai missili MIM-104 Patriot. Il punto, spesso ignorato nel dibattito politico, è che l'Ucraina si è trasformata in una vera potenza nel settore dei droni. Costretta dalla necessità e dalla scarsità di risorse, Kiev ha sviluppato soluzioni innovative e a basso costo, arrivando a produrre centinaia di migliaia di droni intercettori ogni mese. Un modello che ha ribaltato la logica tradizionale della difesa: non più costosi missili contro bersagli relativamente economici, ma droni contro droni, con un rapporto costi-benefici decisamente più sostenibile. Non a caso, aziende locali come General Cherry sono diventate centrali in questo ecosistema, mentre si sono perfezionate tecnologie cruciali come i sistemi di disturbo elettronico e i sensori di riconoscimento.
Guerra, Zelensky a Roma propone il “Drone Deal” a Meloni: cooperazione in vista con l'Ucraina
Droni, tecnologia e cooperazione industriale: è su questo terreno che si gioca una parte sempre più decisiva della guerra e degli equili...









