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La lista Tortora votata anche da Delfin e Bpm. Palermo ottiene il 38% dei consensi
Colpo gobbo a Siena. Come al Palio, quando il cavallo dato per spacciato sbuca all'ultima curva grazie alle tattiche tra contrade rivali e brucia tutti sul tufo. La lista di Plt Holding che ha ricandidato l'ad di Mps, Luigi Lovaglio, ha vinto in assemblea con il 49,95% del capitale presente (64,92%), mentre la lista proposta dal cda si è fermata al 38,79 per cento. Quella di Assogestioni ha infine ottenuto il 6,94 per cento. La rosa di candidati proposta da Plt, ha convogliato su di sé il 32,5% del capitale di Mps. Secondo quanto si apprende da fonti assembleari, a favore di Lovaglio si sono schierate sia la finanziaria Delfin (17,5% del capitale) che Banco Bpm (3,74%) mentre Edizione della famiglia Benetton (1,4%), contrariamente alle attese, non avrebbe votato per nessuna lista.
La partecipazione storicamente finanziaria di Delfin, in particolare, è diventata partecipazione di schieramento. Dimostrando, comunque, che non c'è - e non c'è stato - alcun concerto tra i due soci principali del Monte, ovvero la cassaforte della famiglia Del Vecchio e il gruppo Caltagirone. Il cda del Banco Bpm alla vigilia dell'assise di ieri non si era espresso lasciando ai vertici, ovvero il presidente Massimo Tononi (già presidente della banca di Rocca Salimbeni) e l'amministratore delegato Giuseppe Castagna, la decisione da palesare a Siena. Se il Banco avesse votato per la lista del cda, sarebbe stato un testa a testa (28,68% per Lovaglio e 28,91% per i candidti del cda).






