Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 17:54

di Nicola Bernardi

Negli ultimi tempi le app per la salute mentale stanno riscontrando una diffusione impressionante. Non si tratta più soltanto di meditazione guidata o esercizi di respirazione: oggi molte di queste applicazioni funzionano come veri e propri diari emotivi, sistemi di monitoraggio dell’umore o addirittura chatbot conversazionali basati su intelligenza artificiale che simulano una relazione terapeutica. Per molti utenti rappresentano un primo approccio al benessere psicologico per curare depressione e stati d’animo negativi, con modalità più accessibili e meno costose rispetto alla terapia tradizionale che solitamente si affronta quando ci si rivolge a un medico specialista.

Il problema è che, proprio perché accessibili e quotidiane, queste applicazioni trattano una quantità di informazioni che difficilmente altri servizi digitali possiedono. E un’analisi di sicurezza informatica effettuata dalla società di sicurezza informatica Oversecured ha evidenziato che le app per la salute mentale raccolgono dati estremamente sensibili senza garantire livelli di sicurezza adeguati.