Arriva sempre un punto, nelle carriere dei più grandi, in cui anche vincere non basta più. Perché quando hai già preso quasi tutto, quello che resta pesa di più, sposta la bilancia, soprattutto se l’obiettivo è quello di lasciare un segno indelebile. Jannik Sinner è esattamente lì: ha messo nel mirino l’obiettivo di “completare il tennis”, con quattro caselle ancora vuote che nella sua testa di campione totale, valgono più di tutte le altre messe insieme. Il bello e il brutto del tennis, dipende dai punti di vista, sta proprio nel non fermarsi mai. Finito un torneo e subito ne comincia un altro. Può cambiare la superficie, il contesto, ma non la sostanza:competere, pianificare e scegliere diventa l’esercizio più difficile per gestirsi al meglio. È dentro questa logica che si muovono i campioni.
Inizio stagione: Carlos Alcaraz aveva messo nel mirino l’Australia, tradotto, completare il Career Grand Slam a 22 anni. La risposta di Sinner è stata immediata, quasi speculare: Parigi. Il segnale evidente di una rincorsa continua, di un equilibrio che si alimenta proprio nella sfida reciproca. I numeri aiutano a dare una dimensione. Sinner ha vinto 11 dei 15 Big Titles, cioè Slam, Masters 1000 e Olimpiadi. Gliene restano quattro: il Roland Garros, l’oro olimpico, e due Masters 1000, Roma e Madrid.






