In marzo nel Regno Unito sono state immatricolate 86.120 auto elettriche, quante mai prima dopo in un singolo mese. I volumi sono lievitati del 24,2% con una quota del 22,4%, ma, rileva la Society of Motor Manufacturers and Traders (SMMT), l'associazione dei produttori che operano nel paese, il target del 33% di immatricolazioni a zero emissioni fissato per il 2026 è ancora molto lontano. “Nonostante l'aumento dei volumi di veicoli elettrici – osserva l'organizzazione – le condizioni si sono nettamente discostate da quelle ipotizzate al momento della definizione dell'obiettivo. All'inizio del 2026, i costi delle batterie erano superiori di oltre il 30% rispetto alle previsioni e i prezzi dell'energia industriale di circa l'80% oltre i livelli del 2021, mentre la ricarica pubblica può costare oltre il 140% in più rispetto a cinque anni fa”. Insomma: la domanda è incerta, anche se il conflitto in Iran potrebbe “stimolare l'interesse per i veicoli elettrici”, ma “rischia di far aumentare i costi dell'energia e della catena di approvvigionamento, incrementando il costo della vita e minando la fiducia dei consumatori”.

In marzo volumi superiori alla Germania

Nel mese da record per le Bev, l'auto più venduta è stata una plug-in, la Jaecoo 7, consegnata in 10.064 esemplari su un totale di marzo di 380.627, nettamente superiore anche ai volumi contabilizzati nel più grande mercato europeo, la Germania (294.161), che resta davanti nel trimestre (699.404, +5,2%, contro 614.854, +5,9%). Per il Paese si tratta del miglior marzo da 6 anni a questa parte: nel 2019 le immatricolazioni erano state attorno alle 450.000). Quello della Jaecoo è un dato significativo anche da altri punti di vista e non solo perché le registrazioni complessive (12.034 e 18.912 nel trimestre, con crescite in tripla cifra: +574 e +485%) hanno avvicinato quelle di Land Rover (13.753 e 21.479), il marchio britannico di riferimento perché per il momento Jaguar continua a non commercializzare macchine e Mini fa parte del gruppo tedesco BMW, ma perché ha consentito a Chery Automobile, il colosso “para-governativo” cinese (che controlla anche la Omoda) di diventare il primo costruttore della Repubblica Popolare nel paese. Tra gennaio e marzo la quota di mercato ha sfiorato il 5,9% (1,47% di Omoda e 1,31% della stessa Chery), che vale il sorpasso a spese della BYD e della stessa MG (di proprietà della SAIC, altro gruppo automobilistico che fa riferimento allo Stato): circa 36.000 immatricolazioni, contro quasi 21.350 e poco meno di 24.000.