È il re dei ritorni. Tyson Fury, trentasette anni, ricchissimo, una famiglia bella e numerosa (con la moglie Paris hanno 7 figli). Per la quarta volta, dopo essere sparito dall’universo pugilistico, la pensione dorata durata 16 mesi (tanti ne sono passati dall’ultimo match con Usyk) lo ha annoiato. Ha prevalso il fascino del ring: su quello piazzato al centro dello stadio del Tottenham, davanti a sessantamila spettatori, Fury ha nettamente battuto ai punti il russo residente in Canada Arslanbek Makhmudov, tipo non facilissimo come testimoniava il suo record fatto di 21 vittorie (di cui di 19 per ko) e 2 sconfitte, l’ultima con il nostro Guido Vianello.

Un sinistro di Fury al volto di Makhmudov

Fury, la solita velocità

Con Fury è arrivata la terza in un match senza troppa storia. I sedici mesi di inattività non hanno scalfito il colpo d’occhio e la velocità del britannico, che a parte qualche colpo isolato incassato nella prima metà del match, ha gestito molto bene il match mettendo più volte in difficoltà il rivale, soprattutto a partire dall’ottavo dei dodici round. Conseguenziali i cartellini: due giudici hanno visto un eloquente 120-108, il terzo 119-109.

Il botta e risposta con Joshua