“Vivo qui da vent’anni. Non mi ero mai accorto che Genova avesse tutti questi abitanti”. Il titolare di uno dei locali che, dai vicoli, sbuca su piazza Matteotti, osserva tra l’incredulo e il divertito la folla che, in un paradosso cinematico, sciama immobile nell’impossibile marcia di avvicinamento al palco dove Charlotte de Witte sta per iniziare lo show. Ad essere sinceri, sarebbe stato altrettanto difficile immaginare una tale passione degli autoctoni per la musica techno. Lo stereotipo antropologico del genovese, poi, offrirebbe una chiave di lettura elementare e porterebbe a giustificare l’assalto, almeno in parte, con la gratuità dell’evento. Forse, la verità è ancora più semplice: l’apparentemente triste Genova ha tanta voglia di fare festa.
Anche il rettore della Chiesa del Gesù, don Gianni Di Gennaro, con cui il Comune aveva avviato una trattativa, tutt’altro che complicata, per allineare le necessità religiose (la messa delle 18.30) e i ritmi martellanti del dj set. Che hanno convinto don Gianni ad accelerare un po’ la liturgia. Anche perchè, con toni perentori, Charlotte de Witte, sui social, aveva invitato i fan a non farsi sviare dalle comunicazioni ufficiali che annunciavano la sua comparsa per le 19.30. Il suo show sarebbe scattato inesorabilmente mezz’ora prima.











