Siamo i cittadini più multati d’Italia. Dovrebbe farci un certo effetto e invece ci fa un baffo. 178,6 milioni di incassi in un anno e nessuno che salga sulle barricate, si incazzi o cerchi un pertugio tra pro-Pal e collettivi per inscenare la sua protesta di piazza. Anzi ieri l’umore generale (testato con mano nelle strade, nelle redazioni e persino nei bar) era più o meno questo: vabbè, ma sono in lieve diminuzione. La verità è che il milanese medio ormai è un automobilista frustrato e sfigato. Esce di casa la mattina e sa che dovrà trascorrere un’oretta buona nel traffico perché il Comune ha cosparso la città di piazze tattiche congestionando i quartieri e rendendo le strade dei veri imbuti viabilistici.
Lungo la via non è mai solo: deve fare lo slalom tra i ciclisti che corrono all’impazzata, svelti e stretti nelle loro friulane, nelle loro biciclettine rampanti e nei loro caschi professionali come guerrieri intenzionati a vincere la guerra alle quattro ruote, tanto loro sono impuniti. Infine, arrivato al posto di lavoro, deve iniziare la caccia al parcheggio, facendo attenzione a non sostare in doppia fila neanche un minuto di troppo e facendo la posta agli anziani borbottanti, ai passanti stralunati, alle signorine vaporose in giro per lo shopping, ci sarà prima o poi uno che prende la macchina e se ne va. Trovato il posteggio, naturalmente paga dazio: una decina di euro in media a seconda di dove lavora, perché il Comune ha pensato bene di non lasciare neanche un millimetro gratuito. E quando finisce di lavorare, ricomincia l’agonia: traffico, imbuti, bici strombazzanti, moto, qualche monopattino ardimentoso, oltre al rischio più che concreto di tornare a casa e imbattersi in un bel pattuglione di vigili.








