Si chiude l’ultimo capitolo giudiziario per una delle inchiesta che, nel 2019, aveva sconvolto la Capitale: l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate nel quartiere Prati, ormai 7 anni fa. I giudici della Corte di Cassazione hanno condannato a 10 anni, 11 mesi e 25 giorni Gabriel Christian Natale Hjorth, il giovane americano accusato di concorso anomalo nel feroce delitto. Ora il ragazzo tornerà in carcere, per scontare gli ultimi anni di reclusione: fino a ieri era ai domiciliari a Fregene, a casa della nonna italiana.

Il suo complice, l’esecutore materiale della mattanza, Finnegan Lee Elder, era già stato condannato in via definitiva a 15 anni e 2 mesi.

Riduzioni di pena molto pesanti rispetto alle sentenze di primo grado: inizialmente i due imputati erano stati condannati all’ergastolo. Il primo appello, nel maggio 2021, aveva ridimensionato le pene a 24 anni per Elder e 22 per Hjorth. Il 3 luglio 2024, dopo l’appello bis, erano stati disposti rispettivamente 15 anni e 11 anni e 4 mesi. Ma nel marzo 2025 la Cassazione aveva stabilito un terzo processo d’appello per Hjorth, limitato al trattamento sanzionatorio, quindi per diminuire ulteriormente la sua pena. Decisioni che «non hanno fatto altro che aggiungere altro dolore alla sofferenza per la morte violenta di mio marito», aveva detto la vedova del militare, Rosa Maria Esilio. Ieri la conferma della Cassazione e l’ordine di carcerazione eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo.