Si chiama robosharing la risposta europea, targata Italia, al robotaxi di Elon Mask e all’avanzata della guida autonoma cinese. Un’alleanza che vede in prima fila a2a e cdp e ha già raccolto le adesioni di Ferrovie dello Stato, Pirelli, Falck, VCPartners, oltre al consorzio dell’automotive Most. Si è chiuso ieri un round da 38 milioni di euro, 10 ciascuno dai due principali investitori, che ha dato vita a Niulinx.
La start up, guidata dall’ad Luca Foresti, è made in Italy non solo per capitali, ma anche per tecnologia. Dietro c’è il Politecnico di Milano e il team di Sergio Savaresi che da tempo puntava all’ambizioso progetto di portare la guida autonoma sul mercato, superando la fase di ricerca per arrivare a quella industriale. Un obbiettivo che ora trova sponda nel mondo imprenditoriale, per arrivare entro tre anni all’omologazione europea di un veicolo completamente autonomo L4 e avviare la commercializzazione se non dell’auto di un servizio.
Le auto Niulinx, modificate e riomologate, saranno destinate, infatti, allo sharing. L’auto guiderà in maniera autonoma a bassa velocità, non più di 30 km/h, per raggiungere chi le abbia richieste ovunque sia e, una volta saliti a bordo, la guida sarà umana. Arrivati a destinazione altrettanto non si dovrà trovare parcheggio: l’auto si allontanerà da sola per raggiungere il cliente successivo. Non proprio un robotaxi, ma un servizio ibrido.






