Nel 2025 le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute del 3,1% con un differenziale positivo rispetto all'inflazione (1,7% l'indice Ipca) di 1,4 punti.

Per il secondo anno consecutivo si realizza un parziale recupero rispetto all'inflazione dopo gli anni post pandemia di crescita dei prezzi superiore a quella dei salari.

E' quanto emerge da un Report della Cisl sui contratti secondo il quale a fine 2025 i dipendenti in attesa di rinnovo del contratto erano 5,5 milioni (il 42,2%), in lieve calo su settembre (5,6 milioni). I tempi di attesa a dicembre per i lavoratori con contratto scaduto sono scesi da 27,9 a 18,9 mesi.

Se si guarda alle retribuzioni contrattuali c'è ancora un gap negativo rispetto al 2019 del 6,4% mentre per le retribuzioni di fatto, calcolate con il monte retributivo diviso il numero degli occupati dipendenti sempre al lordo di imposte e contributi, il differenziale negativo rispetto al periodo prepandemico è dell'1,7%. Questo scarto di quasi 5 punti percentuali tra le due misure lorde è spiegato dalla contrattazione di secondo livello, dagli straordinari, dalle indennità e dai compensi accessori non rilevati dall'indice Istat delle retribuzioni contrattuali. Se poi si guarda anche agli interventi fiscali, precisa la Cisl. e si guarda alle retribuzioni nette, Il gap rispetto al 2019 si riduce ancora a circa l'1% (0,5% per i redditi mediani, 2,9% per quelli bassi).