Roma, 9 apr. (askanews) – Il Gruppo di lavoro glaciologico-geofisico per lo studio della Marmolada — che comprende l’Università di Parma e l’Università di Padova, con ricercatori dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) — ha avviato una campagna di indagini geofisiche sul ghiacciaio di Punta Penia, completando nei giorni scorsi le misure sul campo. L’obiettivo, informa una nota, è stabilire se questo settore residuale del ghiacciaio della Marmolada presenti condizioni di instabilità potenziale: forma, quota e dimensioni, osservate in superficie, indicano la necessità di un’analisi approfondita. I dati raccolti con georadar multibanda su drone e da terra saranno ora elaborati per costruire modelli numerici della massa glaciale e valutare gli scenari di pericolosità, anche in previsione delle future ondate di calore. Lo stesso approccio sarà esteso all’Adamello, il più grande ghiacciaio delle Alpi italiane.

La montagna cambia: tre rischi emergenti per chi vive e frequenta l’alta quota. Il cambiamento climatico non trasforma solo il paesaggio alpino: sta alterando in modo profondo e rapido le condizioni di sicurezza per le comunità di montagna, per i lavoratori del settore e per i milioni di persone che ogni anno frequentano l’alta quota per turismo, escursionismo e alpinismo. Tre categorie di rischio, tra loro interconnesse, stanno crescendo con l’accelerazione del riscaldamento globale. Crolli e valanghe glaciali. Il ritiro accelerato dei ghiacciai genera settori isolati, assottigliati e termicamente instabili, sempre più soggetti a distacchi improvvisi. Come dimostrato dal crollo della Marmolada del 3 luglio 2022 — 11 vittime, il più grave evento glaciale della storia alpina recente — questi fenomeni possono verificarsi senza preavviso visibile e con una dinamica devastante. Gli eventi di collasso glaciale sulle Alpi sono in aumento di frequenza e dimensioni dalla fine degli anni Novanta, in stretta correlazione con l’intensificarsi delle anomalie termiche estive.