Il film E.1027 - Eileen Gray e la casa sul mare, nei cinema in questi giorni, prende le mosse da un episodio tanto noto quanto simbolico. Quando Le Corbusier dipinse una serie di murales sulle pareti della villa E.1027, progettata da Eileen Gray sulla Costa Azzurra tra il 1926 e il 1929, l’architetta irlandese lo visse come una vera violazione del suo lavoro. Quei dipinti, realizzati senza il suo consenso, le apparvero come un gesto di appropriazione, quasi uno “stupro” della casa, come lei stessa ebbe a dire con parole durissime.
Al di là dell’aneddoto, il film offre un’occasione preziosa per riflettere su una storia più ampia: quella delle coppie nel design e nell’architettura del Novecento. Per lungo tempo, infatti, molte donne architette e designer sono state messe in ombra dalla notorietà del partner con cui lavoravano. Disegnavano, progettavano, sperimentavano materiali e soluzioni, ma il loro contributo veniva considerato marginale dalla cultura del “genio solitario”, così radicata nella narrazione moderna.
Il caso di Lilly Reich è emblematico. Artista e designer tedesca, fu collaboratrice strettissima di Mies van der Rohe e figura centrale del Deutscher Werkbund. Eppure per decenni il suo nome è rimasto in ombra. Solo recentemente la storica dell’arte Christiane Lange ha dimostrato come uno degli arredi simbolo del modernismo – la chaise longue DayBed del 1930 – debba essere attribuito in larga misura proprio a lei.






