Facciamo quello che vogliamo. Potrebbe essere questo lo slogan delle ong che solcano il Mediterraneo. Non importa la giurisdizione delle acque, le organizzazioni non governative sentono la loro missione baciata dal divino che rende la loro stessa opera divina e quindi al di là delle leggi. Anzi la legge, paiono dire a ogni miglia nautica percorsa, sono loro. Eppure, le difese iniziano a prendere forma - anche se non è sempre così basta vedere la condanna che il Tribunale civile di Ragusa ha inferto, alcune settimane fa, al ministero dell’Interno obbligandolo a risarcire l’ong tedesca Sea Eye 5 con 2.518 euro- per ristabilire i principi giuridici.
Veniamo a ieri. Per la nave veloce di Sea Watch, sempre loro, Aurora è scattato il fermo amministrativo. E l’ong teutonica rischia una multa tra i 2mila e i 10mila euro. La durata del fermo? Deve ancora essere quantificato, il tutto compresa l’entità della sanzione verrà comunicato nei prossimi giorni. E proprio mentre la notizia prendeva forma a Palazzo Chigi è stata indetta una riunione dedicata all’esame dei provvedimenti in materia di sicurezza e immigrazione. Al tavolo hanno preso parte i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, la Ragioneria generale dello Stato Daria Perrotta e Gaetano Caputi, il capo di Gabinetto del presidente Giorgia Meloni.







