Sulla carta, varrebbe appena un passo ulteriore rispetto alla petizione on line già avviata sul tema: semplicemente un canale di raccolta di adesioni in più. La raccolta firme lanciata ieri per chiedere alla sindaca Silvia Salis e alla prefetta Cinzia Torraco di chiudere le sedi dei movimenti neofascisti in città, però, nel mirino in particolare il locale in affitto all’organizzazione locale di Casapound in zona Foce, vale politicamente «molto di più», rivendicano i promotori dell’iniziativa. A dirlo, l’ampiezza del fronte che «ricompone finalmente un’unità antifascista» – è la definizione dell’Anpi – ma anche le implicazioni politiche del caso, sulla scena locale come nei riflessi su quella nazionale.
Presentata dall’ex candidata sindaca Antonella Marras e da Giordano Bruschi, il partigiano Giotto, ai fini pratici la raccolta firme nasce del resto per chiedere di chiudere le sedi neofasciste e l’impegno a non dare agibilità politica ad alcun tipo di eventi collegati, ma anche e soprattutto per dare uno strumento e un appiglio in più alle istituzioni cittadini per tentare un’operazione almeno per ora comunque non semplice: lo sfratto dell’organizzazione neofascista dalla sede in affitto di via Montevideo, a due passi da piazza Alimonda, dove Casapound si è stabilita ormai da anni. Una presenza che le manifestazioni di protesta contro Casapound degli ultimi mesi hanno reso un nodo amministrativo, diventato anche politico dopo le prese di posizione nette della stessa sindaca Salis sul tema.







